Bellissimo il concerto di oggi, sesta edizione de “I suns de nestre tiare“, dedicato quest’anno al grandissimo tema ” Lâ di là” nei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino.
Con la Corale San Canciano di Basaldella (diretta da Elisabetta Biondi) e con alcuni ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Pagnacco e Martignacco, abbiamo avuto l’opportunità di riflettere su cosa significhi andare di là, andare oltre, o, al contrario, elevare muri e chiudersi.
Per un gruppo come il nostro, che ha fatto della parola #contaminazione il suo slogan ufficiale, è inutile dirlo: si va di là, si deve poter guardare oltre, provare ad uscire dal conosciuto e lasciarsi permeare da nuove risorse. Le persone da sempre sono in contatto, scambiano e condividono, certamente anche in modo violento, ogni tanto. Ma questo, pare, è il rischio della vita, non sempre le cose succedono nei migliori modi, nonostante gli sforzi, nonostante tutto. Ma questo non basta a fermarsi, la volontà di andare di là deve rimanere sempre, così come la volontà di sforzarsi perché l’incontro sia positivo.

Alcune letture dei ragazzi delle scuole che vi invitiamo a leggere con attenzione a vostra volta:

In un mondo come il nostro , in mezzo ad incertezze e disorientamento, purtroppo i muri a volte rappresentano qualcosa su cui fare affidamento, su cui appoggiarsi. Qualcosa che sta di fronte a te, massiccio, fermo, rassicurante. Una sorta di conforto mentale, persino una vaga promessa di felicità. La loro presenza è una garanzia che, dopo tutto, ci sono ancora ordine e disciplina in questo mondo.

I muri vengono creati per varie ragioni e a diversi scopi, ma la loro funzione rimane sempre fondamentalmente la stessa: costruire distanze, allontanare l’altro da sé, legittimare le differenze e impedire alle persone e alle idee di circolare e di muoversi liberamente, pur in un mondo globalizzato. Ma non dimentichiamo che non esistono solo muri reali ed esterni.
Esistono muri invisibili, piccoli e grandi muri assurdi , in cui ci crogioliamo alla ricerca di un’identità, in cui non valorizziamo le differenze ma sottolineiamo con ossessione semplicemente ciò che ci divide.

Gli esperti dicono che molti di noi si costruiscono dei muri per mantenere fuori il
dolore, per proteggersi dalla sofferenza, quando ci sentiamo delusi, tristi, demotivati.
Tutti abbiamo vissuto dei momenti difficili e siamo stati feriti. E quasi tutti, almeno una volta, abbiamo pensato di costruire un bel muro per proteggerci dal dolore ed evitare che accadesse di nuovo.
All’inizio ci sembra di stare meglio, “se non ci pensiamo”, ma il dolore in realtà rimane nella mente.
Questa è utopia! La vita è costellata di difficoltà e noi siamo costantemente in relazione con gli altri. Sarà inevitabile che una persona ci deluda di nuovo, che commetta degli sbagli.
RA. Costruire un muro ci permetterà di mantenere fuori per un po’ le persone che potrebbero, potenzialmente farci del male. Ma mantiene fuori anche noi! Ci mantiene fuori dalle relazioni e dalle possibili gioie. Ci fa rimanere fuori dal mondo!
Allora, come fare per proteggersi nelle relazioni, senza costruire muri? Non ci sono ricette pronte.
Dovremmo tutti imparare a essere noi stessi, a non permettere alla sofferenza di cambiarci.
Le delusioni sono parte della vita e averne paura significa avere paura delle emozioni. Ma si può vivere senza emozioni? Sarebbe una vita davvero povera.
Forse dovremmo imparare a ridefinire le situazioni, a trasformarle. Ogni situazione, anche la più negativa, può portare a qualcosa di positivo, se sapremo ridefinirla.

Dunque invece di sprecare energie a costruire muri di protezione dagli affetti, costruiamo PONTI!!! Sì, ponti!
I ponti ci collegano alle altre persone, e permettono al fiume di scorrere. Il ponte è una strada, che collega e non chiude nulla, anzi crea!
A noi, infatti, piacciono i ponti. Ci piacciono le parole e i gesti che possono aiutare a creare legami, non divisioni; semmai con-divisioni: di pensieri, idee, opinioni, contraddizioni.
Tutto ciò che può aiutarci, insomma, a spogliarci delle nostre certezze, o solo di alcune, per creare ponti tra le diverse identità, tra i luoghi e i tempi, tra il passato e il presente (o tra tutti i possibili passati e presenti e futuri), tra me e te, tra noi e loro.